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L'ipnosi, o qualcosa di molto simile, era già conosciuta e praticata in molte civiltà antiche; per noi tuttavia la sua storia è cominciata solo nel XVIII secolo con Franz Anton Mesmer, un medico austraico a cui si deve il concetto di 'magnetismo animale'. La teoria del magnetismo animale sosteneva l'esistenza in ogni organismo di un fluido magnetico, dotato di particolari proprietà. Mesmer attaccava dei magneti allo stomaco e agli arti inferiori dei suoi pazienti, per provocare una 'marea artificiale', dopo aver fatto loro ingerire un liquido contenente ferro. Essi dicevano di avvertire la sensazione del fluido che scorreva nel loro corpo; dopo di che i loro sintomi scomparivano, almeno per un certo tempo. Quando il numero dei suoi pazienti divenne cospicuo, egli mise a punto un trattamento di gruppo, utilizzando una grande tinozza in cui erano immerse delle sbarre di metallo: i pazienti si attaccavano alle sbarre e sperimentavano anch'essi la scomparsa dei sintomi. Nel 1784 il re di Francia nominò due commissioni, che dovevano studiare il magnetismo animale, per appurare se Mesmer avesse scoperto un nuovo fluido magnetico. Entrambe arrivarono alla conclusione che non c'erano prove dell'esistenza fisica di un simile fluido. Gli effetti terapeutici furono attribuiti all'immaginazione, alla suggestione e all'imitazione. Mesmer fu decisamente screditato e quando morì era un uomo distrutto. Nel 1819 un prete portoghese, l'abate José de Faria, concluse che il fenomeno del magnetismo animale era dovuto soprattutto all'impressionabilità fisica della persona che veniva magnetizzata, non al fluido magnetico o alla persona che effettuava la magnetizzazione. Egli fu il primo a utilizzare suggestioni dirette a scopo sperimentale o terapeutico e ciò gli valse la nomina a docente di filosofia all'Accademia di Marsiglia. Nel 1837 il medico e chirurgo inglese John Elliotson pubblicò un articolo, che descriveva l'uso da lui fatto del sonno magnetico come anestesia per effettuare interventi chirurgici. Malgrado che a quel tempo le conoscenze mediche non offrissero niente di meglio che un'intossicazione da alcol per attenuare la sensibilità al dolore durante gli interventi, i colleghi di Elliotson si opposero al suo uso del mesmerismo ed egli fu dimesso dal suo posto di professoer all'University College Hospital di Londra. All'inizio del 1840 un altro chirurgo inglese, il dottor Ward, amputò la gamba a un paziente, mentre questi era immerso in una trance mesmerica, e l'operazione fu un successo. Il paziente firmò una dichiarazione, in cui affermava di non aver sentito dolore, ma quando Ward la presentò alla Royal Medical and Chirurgical Society inglese, questa si rifiutò di credergli, sostenendo che il paziente doveva aver mentito. Aggiunse anzi che, se la cosa fosse stata vera, sarebbe stata immorale, perché il dolore "è un saggio provvedimento della natura e i pazienti dovrebbero saperlo sopportare mentre i loro chirurghi li operano". Nel 1843 il medico inglese James Braid diede al fenomeno un nuovo nome, "ipnosi", dalla parola greca hypnos (sonno), e si deve a lui se l'ipnosi fu maggiormente accettata in Inghilterra. Egli era convinto, come l'abate Faria, che erano le facoltà del paziente, più di quelle dell'ipnotista, a determinare il successo dell'ipnosi. A partire dal 1852 un chirurgo scozzese, James Esdaile, aveva effettuato migliaia di interventi leggeri e circa trecento operazioni importanti in India, usando solo l'ipnosi come anestetico. Tuttavia le riviste più accreditate del tempo si dimostrarono piuttosto ostili nei suoi confronti. Dopo la scoperta dell'anestesia chimica, l'uso dell'ipnosi fu abbandonato per molti anni. L'interesse verso di essa si risvegliò nuovamente verso la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, allorché due gruppi di ricercatori francesi cominciarono a osteggiarla apertamente. Uno di essi era diretto dal neurologo francese Jean Charcot, che insegnava alla Salpetrière a Parigi, e dal suo allievo Pierre Janet, che considerava l'ipnosi come uno stato patologico molto vicino all'isterismo; l'altro gruppo era la Scuola di Nancy, diretta da Hippolyte Bernheim e Auguste Liebeault, due medici che sostenevano che l'ipnosi non era sintomo di perturbazione psicologica, ma effetto della suggestione. Un altro punto a svantaggio dell'ipnosi fu messo a segno da Sigmund Freud, che, pur avendone fatto ampio uso, l'abbandonò in favore delle tecniche della libera associazione. Egli riteneva che l'applicazione avesse applicazioni limitate, che non portasse alla luce le resistenze del paziente e che creasse dei problemi nel rapporto con lui. Tuttavia non abbandonò del tutto ne l'ipnosi, ne le idee basate su di essa. Anzi, giunse a dire che, se la psicoterapia doveva in futuroessere alla portata di tutti così come lo erano le altre forme di cure mediche, gli analisti avrebbero dovuto modificare le loro tecniche ritornando agli esperimenti con l'ipnosi. Tuttavia, il fatto che egli fosse passato a un nuovo metodo di trattamento riportò l'uso clinico dell'ipnosi alla situazione di cinquanta o sessant'anni prima. Solo negli ultimi decenni l'ipnosi ha finalmente conquistato un credito in medicina e in odontoiatria. La ricerca scientifica sull'argomento ha avuto inizio nel 1933 con la pubblicazione dell'opera dello psicologo americano Clark Hull e da allora è continuata ininterrottamente. Se sei interessato a saperne di più su Ipnosi o Autoipnosi, puoi Contattarci e prendere parte ad uno dei nostri corsi
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